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Scoprire Bormio significa anche camminare nelle vie del centro tra i negozi e i locali che offrono le svariate specialità della valle: bresaole, violini di capra, la slinziga; i formaggi tipici come lo scimudin dal gusto dolce e cremoso, di breve stagionatura; il casera le cui origini risalgono al 1500, un formaggio ottenuto dal latte di mucche nutrite esclusivamente con erbe spontanee di montagna; e il bitto, formaggio stagionato che sembra pervenirci addirittura dai celti che con la parola "bitu" intendevano "perenne". Dal 2003 è presidio Slowfood. Tutti formaggi che possono essere gustati ad esempio con il miele dei fiori alpini dalle proprietà benefiche e dal sapore del tutto particolare.

Accanto ai piatti più conosciuti come pizzoccheri e polenta taragna, ci sono gli "sciatt", o frittelle a base di grano saraceno. Tra i secondi la carne di cervo e di capriolo; tra i dolci la bisciola a base di frutta secca e uva sultanina, da intingere a volontà nella gappa.

Ed eccoci ai vini e ai liquori, il fiore all'occhiello della Valtellina che è una storica produttrice di diverse e prestigiose qualità. Ripide distese di vigne a gradoni caratterizzano il paesaggio per un vino d'alta quota raffinato e corposo. Solo per citarne alcuni, il Sassella, il Grumello e l'Inferno.

Un posto di riguardo tra i liquori va all'amaro Braulio che nasce proprio a Bormio, in una farmacia specializzata nell'erboristeria e nello studio della flora circostante. Era il 1875 quando il farmacista Francesco Peloni creò l'amaro Braulio da una mescola di erbe tra cui assenzio, achillea moscata, genziana e ginepro. In origine venduto come medicinale.


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